SCHEDA SINTETICA

Altezza: 20 (30)  m

Portamento: albero  

Longevità: scarsa

FOTO

a
Foglia

x Albero intero

 

a
Corteccia

 

a
Fiore

 

a
Frutto

 

Ailanthus altissima

Ailanto

Note

Un primo problema connesso all'ailanto è se debba far parte o meno della check list del Caloggio. Per ora appare più come una minaccia che come una presenza effettiva. Pertanto lo teniamo negli elenchi "fra parentesi". 

L'Ailanto è comparso al Caloggio, nella parte chiusa a ovest dell'oasi, nel 2011 con varie plantule che sono state eliminate per estirpazione nell'autunno dello stesso anno. Si sa però che questa operazione ha esiti incerti. Vedremo. Nella primavera 2012 è cresciuta spontaneamente una nuova pianticella (vedi foto sotto) nel bosco vecchio (sentiero 3) che potrebbe essere un ailanto. Si attende una identificazione certa per l'eliminazione [è stata eliminata ed era probabilmente un noce nero, arrivato non si sa come].

Un secondo problema è se sia un infestante più o meno pericoloso di altri. Ci diamo una risposta provvisoria: in un ambiente prevalentemente boschivo come il nostro, non dovrebbe essere particolarmente aggressivo. L'ailanto preferisce terreni ruderali. Il fatto che si sia presentato nella parte chiusa, dopo il taglio di numerose robinie, operato dal Parco, sembrerebbe una conferma. Vedi nota

Un terzo problema è come provvedere all'eliminazione, nel caso si presentasse nuovamente.

Non essendoci al Caloggio esemplari sviluppati non abbiamo foto. Potremmo sopperire per questa pagina con immagini di esemplari della zona, che non mancano: Ce ne sono ad esempio in una risorgiva verso la via Origona ed altri oltre lo scolmatore. Per una documentazione iconografica completa conviene ricorrere ai link a fondo pagina.

Da osservare e documentare

  • effettiva presenza
  • ricognizione nei dintorni
  • ...

Tassonomia e denominazioni

Classe: Dicotyledones Ordine: Sapindales Famiglia: Simaroubaceae Genere: Ailanthus Specie: Ailanthus altissima

Nomi alternativi: Italiano, Albero del paradiso. Scientifico, Ailanthus glandulosa

Etimologia Il nome ailanto ha origini poco chiare; secondo alcuni dal francese "ail = aglio" e dal greco "anthòs = fiore" in riferimento all'odore agliaceo emanato dalle foglie quando vengono stropicciate; secondo altri, versione più attrendibile, dal cinese "ailanto" che significa "albero del cielo", o "albero del paradiso". Si trovano anche altre ipotesi.

 

bDescrizione

Portamento: albero con fusto eretto che si divide in rami lunghi e fragili nella parte superiore.  La chioma alta, irregolare è molto ramificata. Alto fino a 20  - 30 metri (nel vicino Canton Ticino non supera i 15 - 20 m). Forma facilmente numerosi polloni, anche a grande distanza dalla pianta madre, specie se questa viene tagliata. 

Il nome" Albero del cielo" non si riferirebbe all'altezza, quanto piuttosto al portamento, dato da un tronco slanciato e flessibile che si apre in una chioma spesso elegante, per la disposizione, in qualche modo regolare e caratteristica, delle grandi foglie.  

 

Crescita e durata La crescita è rapida, specie nei primi anni. In un paio di decenni può già raggiungere la sua massima altezza.  La longevità è scarsa. Questo comportamento è simile a quello della piante pioniere.

 

Corteccia:  la corteccia è grigia e liscia sui fusti giovani e sui rami, con il tempo diventa castano chiaro con leggere fessurazioni longitudinali chiare che formano un disegno a losanga (verificare). I rametti sono grossi e di color arancione.

 

Gemme: piccole (<5mm), scagliose, bruno rossastre, su grandi cicatrici fogliari prominenti e grige.

 

Rametti: grossi, bruno arancioni, con numerose lenticelle.

 

Foglie: le foglie sono decidue, composte, imparipennate, lunghe 40 (90) cm. Sono costituite da (9) 13 - 20 (29) foglioline lanceolate, di colore verde brillante, picciolate, lunghe 4-6 (13) cm. Quella terminale è più piccola. Il margine è liscio ma dentellato alla base con 1 - 2  (4) denti particolarmente evidenti  e dotati di ghiandola apicale sulla pagina inferiore. Emettono un odore poco gradevole se stropicciate. Spuntano molto tardi (giugno - verificare) 

 

Fiori: la pianta è generalmente dioica e cioè i fiori maschili e femminili sono portati da piante diverse, a volte però dalla stessa pianta e i fiori possono essere anche ermafroditi. I fiori, bianco-giallastri (diametro 5 - 7 mm), sono riuniti in pannocchie terminali lunghe 15 - 25 (30) cm. I fiori maschili emettono un odore piuttosto sgradevole (verificare). Per altri autori i fiori femminili profumano di bosso (verificare). Le pannocchie femminili contengono mediamente un quarto dei fiori di quelle maschili. Gli alberi femmina producono infiorescenze formate da fiorellini giallo-verdi con sfumature rossastre. La fioritura avviene a giugno - luglio.

 

Frutti: I frutti appaiono a fine estate. Sono compressi, dotati di ali cartacee leggermente avvolte a spirale, lunghi 3 - 5 cm e larghi 0.5 - 1 cm (samare), con sfumature rossastre. Sono riuniti in infruttescenze, solitamente numerose, che  rimangono sull'albero per vari mesi, fino ad inverno inoltrato, conferendo all'albero stesso un aspetto caratteristico che lo rende immediatamente identificabile.  

Identificazione

Riconoscimento :

 

Specie simili : assomilgia a:

 

Distribuzione

Origine: L‘Ailanto, originario della Cina, è stato introdotto nell'Europa centromeridionale dal '700. Alcuni sostengono , sulla base  di antichi dipinti, che fosse già presente in Italia nel Medio Evo. In ogni caso è stato largamente diffuso nell'800 nel tentativo di allevare bachi alternativi a quello della seta. L'esperimento  diede esiti deludenti, ma a quel punto la diffusione dell'ailanto era un fatto compiuto. 

 

Habitat: Molto rustica e poco esigente colonizza facilmente terreni abbandonati e ruderali ed ha una notevole capacità di rigenerarsi.

"Cresce di preferenza su suoli secchi nelle regioni calde di bassa quota e all’orizzonte collinare: bordi stradali, stazioni e linee ferroviarie, zone industriali, ruderi, muri, aiuole, margini forestali, prati naturali. Tollera ... la siccità e l’inquinamento atmosferico.  E' una specie frugale, resistente, adattabile a qualsiasi tipo di condizione; lo si ritrova spesso negli incolti, lungo i torrenti, in terreni ingrati e nelle boscaglie, dove spesso si comporta da infestante". Dal volantino della Commissione svizzera per la conservazione delle piante selvatiche.

 

Presenza: 

L'ailanto non appare nella checklist del Gariboldi pubblicata su Pianura n° 21/2007. É invece incluso nell'elenco delle specie esotiche sull'Atlante della Flora (2009) del medesimo autore. Viene lì indicato come "Naturalizzato", ma non "Invasivo" per il Parco Regionale delle Groane. Si noti che fra la prima e la seconda pubblicazione le esotiche passano da 81 a 91. Se ne dedurrebbe che la presenza dell'ailanto al PRG non fosse particolarmente significativa.

Secondo le osservazioni più aggiornate di M. Minora: "nelle Groane l'ailanto era presente da decenni con poche piante isolate. Ora probabilmente a causa di estati molto siccitose e tagli anche naturalistici si sta diffondendo in modo rapidissimo, per esempio lungo lo scolmatore presso l'oasi o attorno all'ospedale di Garbagnate, favorito da diradamenti boschivi".  

La specie è inclusa nella Lista Nera della Regione Lombardia (L.R. 10/2008). Vedi

Tipo corologico: 

 

 

Utilizzi

Commestibilità: sembra che la pianta sia poco gradita anche agli animali. Le foglie conterrebbero sostanze irritanti per la pelle se stropicciate, oltre che maleodorani. 

 

Impieghi del legno : La pianta ha legno tenero. Inoltre le piante adulte si sviluppano raramente in buone condizioni, poiché rotture accidentali o potature generano velocemente carie con decadimento delle caratteristiche meccaniche del legno.  Viene invece usato per la produzione di carta (?)

 

Interesse medicinale:

 

Interesse ecologico:  Contro l'ailanto il Parco del Monte Barro ha ritenuto necessario impostare un piano di bonifica: "la sua presenza si ripercuote non solo sulla biodiversità della componente floristica ma, inevitabilmente, sull'intero ecosistema". 

L'albero trova impiego, seppur discutibile, per la sua straordinaria vitalità anche nelle nelle situazioni più sfavorevoli alla vegetazione, in zone urbane, o per la sua capacità di radicare ovunque per rinsaldare scarpate. Poco utilizzato in parchi e giardini per il suo cattivo odore.   

 

Eliminazione della pianta e contenimento

Secondo il Parco del Monte Barro per piante giovani (altezza 1,50 - 3metri):
  • Taglio in fase vegetativa delle singole piantine con forbice ed immediata pennellatura della superficie di taglio con diserbante sistemico puro così da devitalizzare l’apparato radicale.
  • Eliminare completamente il materiale e la ramaglia di risulta.
  • Verificare nella nuova stagione eventuali ricomparse di nuove piante.
Da vari testi si deduce che per le piante molto giovani è possibile tentare una eradicazione, purché molto accurata, con eliminazione di tutte le sue parti, ipogee comprese e il successivo controllo per diversi anni del luogo.

Molte fonti concordano nel raccomandare, dopo l'espianto, l'eliminazione di ogni parte della pianta. Il compostaggio (non professionale) non è sarebbe sufficiente alla neutralizzazione. Meglio ricorrere alla combustione.

La presenza in un terreno di specie concorrenti garantisce un buon contenimento della sua diffusione.  

 

Nel testo "Elogio delle vagabonde ", l'autore G. Clément, a proposito di tutti gli aspetti negativi attribuiti alla diffusione dell'ailanto, richiama il termine "Fitosenofobia ordinaria". 

 

Ciclo vegetativo stagionale

Osservazioni al Caloggio 

  Ge1 Ge2 Fe1 Fe2 Ma1 Ma2 Ap1 Ap2 Ma1 Ma2 Gi1 Gi2 Lu1 Lu2 Ag1 Ag2 Se1 Se2 Ot1 Ot2 No1 No2 Di1 Di2
Foglie                    
Fiori                    
Frutti                    
Rica vuota
Fiori *

Secondo indicazioni bibliografiche

 

Il Bombice dell'ailanto

Dove si insedia l'ailanto è possibile incontrare una bellissima falena: il Bombice dell'ailanto  Samia Cynthia.  Si tratta di una farfalla di grandi dimensioni (circa 100-120 mm di apertura alare). il suo bruco si nutre delle foglie dell'ailanto. Fu introdotta in Europa verso la fine del '700 per produrre seta in alternativa a quella pregiata prodotta dal Bombix mori, il bruco del Baco da seta che si nutre invece delle foglie del gelso. La scarsa qualità del prodotto e anche l'avvento dei filati artificiali e sintetici fecero cessare i tentativi. L'ailanto si naturalizzò e si diffuse in buona parte dell'Europa. Anche il Bombice si è naturalizzato, ma con minor successo. 

Immagini

x
Ailanto nei dintorni dell'oasi in una risorgiva (o scavo artificiale) presso la Via Origona (maggio 2008)

 

x
Piantina in attesa di identificazione [probabile noce nero - eliminato] nel bosco vecchio (sentiero 3 - giugno 2012)

 

x
Foglie della pianta precedente. Sulle foglioline non si notano le dentellature alla base che toglierebbero ogni dubbio. 
Inoltre il margine è leggermente seghettato, mentre nell'ailanto dovrebbe essere unito  [probabile noce nero - eliminato]

 

x
Gruppo di ailanti a nord dello scolmatore del Seveso. Sono a poche decine di metri dalla zona
delle risorgive e a circa 200 m dall'oasi (31/01/2010)

 

x
Corteccia di un ailanto presso lo scolmatore del Seveso

 

x
Frutti dell'ailanto presso lo scolmatore del Seveso.

 

Links

10 - 327.000 - 

Flora italiana

Flore locali

Curiosità, varie, indicazioni per il contenimento

Siti stranieri

 

Nota
Dice M. Minora: "Un esempio simile l'ho verificato nella macchia boschiva di un fontanile a Pregnana denominato "Costa azzurra", per le bellissime fioriture di scilla primaverili.
Era un fontanile circondato da una bella macchia boschiva che, oltre alle solite robinie, annoverava aceri campestri e ornielli.
Circa cinque anni fa [2007] il fontanile venne sottoposto ad un recupero naturalistico che sebbene riuscito per alcuni rimboschimenti nei terreni limitrofi e per il recupero idrico, mentre  ha fallito nel recupero del bosco preesistente. Il diradamento anche qui ha favorito l'insediamento dell'ailanto prima non presente".